ribùsso, s.m. — La piccola fitta che si prova rileggendo un proprio messaggio inviato dieci minuti prima. «Mi è venuto un ribusso tale che ho spento il telefono.» sottoveglia, s.f. — Lo stato di chi è sveglio da venti minuti ma non ha ancora deciso di esserlo. pretardo, s.m. — Il tempo che si perde preparandosi a non perdere tempo. «Ho passato il pomeriggio in pretardo.» cordòglio da serie, loc. — Il vuoto nelle ore successive all'ultimo episodio. spallàre, v.intr. — Spostarsi impercettibilmente di lato per far sedere qualcuno che non si è ancora avvicinato. almenìsmo, s.m. — La tendenza a consolare chi parla aggiungendo «almeno» a ciò che ha appena detto. Considerato scortese in buona fede. vicìnsonne, agg. — Detto di chi riconosce i rumori dei vicini ma non li ha mai incontrati. rimàndo di soglia, loc. — Il gesto di fermarsi sulla porta per dire la cosa che si voleva dire davvero. falsafàme, s.f. — L'appetito che compare esattamente quando si apre un documento difficile. grazieagràzie, s.m. — Lo scambio di ringraziamenti che non si riesce a chiudere e va avanti per tre messaggi. ultimàre, v.tr. (secondo significato) — Rimandare qualcosa dichiarando che manca pochissimo.
Dizionario di parole che ci servirebbero
Undici vocaboli inventati per cose che facciamo tutti e che non sappiamo nominare. Dalla collezione di apertura.
Prompt
Inventa undici parole italiane per esperienze comuni che la lingua non nomina. Dai a ciascuna la forma di una voce di dizionario: lemma, categoria grammaticale, definizione, esempio d'uso.